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giovedì 2 gennaio 2014

Lettera aperta in merito alla vicenda "BANCA TERCAS S.p.a."

Riceviamo e pubblichiamo.
Ogni dichiarazione ivi contenuta non è attribuibile al presente Blog ma solo all'Autore.



Con riferimento alla vicenda BANCA TERCAS S.p.a., oltre alle responsabilità, in via di accertamento, dei singoli, esistono responsabilità che potremmo definire “di sistema”.

La sentenza è sibillina e senza appello: la degenerazione dei partiti è causa delle tribolazioni di BANCA TERCAS non meno di quanto lo sia dei debiti milionari e delle inefficienze di Ruzzo, Teramo Ambiente, Cirsu, Arpa, ecc.. 
In questo caso, tuttavia, c’è da considerare un’aggravante: stravolgere le regole del sistema creditizio e piegarle ai desiderata degli “amici” significa condizionare pesantemente lo sviluppo economico e sociale di un Paese; significa condizionare la libertà di iniziativa economica o fare in modo che si svolga “ …. in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”; interferire arbitrariamente e pesantemente nel meccanismo della libera competizione tra operatori economici; creare privilegi immotivati a favore di alcuni nei confronti di altri; premiare progetti industriali poco credibili ed impedire l’ingresso sul mercato di nuove imprese e la creazione di nuova occupazione; prendersi gioco dei risparmiatori e del risparmio, impedendo che questo “… acceda alla proprietà dell'abitazione, alla proprietà diretta coltivatrice e al diretto e indiretto investimento azionario nei grandi complessi produttivi del Paese”.
Considerevole il numero di articoli della nostra Costituzione ridotti in macerie. Tradito lo spirito della nostra Carta Costituzionale. 

Ma torniamo alle "miserie" di casa nostra. BANCA TERCAS è controllata per il 65% del capitale sociale dalla FONDAZIONE TERCAS il cui Statuto, sia nella versione precedente del 2007 sia in quella in vigore dal 4/10/2013, prevede che il Consiglio di Amministrazione della Fondazione venga eletto dal Consiglio di Indirizzo.
La maggior parte dei componenti del Consiglio di Indirizzo, anche se formalmente nominata da altri, è sostanzialmente designata dai partiti politici per il tramite di alcuni enti territoriali.

Secondo la formulazione del 2007, confermata in quella del 2013, all’art. 13 lo Statuto della FONDAZIONE prevede infatti che:

==== omissis =======

- due membri sono espressione della comunità di Teramo e sono designati dal Sindaco del Comune di Teramo;
- un membro è espressione della comunità di Atri ed è designato dal Sindaco del Comune di Atri;
- un membro è espressione della comunità di Nereto ed è designato dal Sindaco del Comune di Nereto;
- un membro è designato dal Presidente della Provincia di Teramo;
- un membro è designato dal Presidente della Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura della Provincia di Teramo;
- un membro è designato dal Rettore dell’Università degli Studi di Teramo;
- tre membri sono nominati direttamente dallo stesso Consiglio di Indirizzo.

Visti i rapporti di forza del tempo, era quasi scontato che fino al 2011 fosse il centrosinistra a detenere la maggioranza del Consiglio di indirizzo e a dettar legge anche nella nomine dei componenti del Consiglio di Amministrazione della Fondazione che a sua volta ha potere di vita o di morte sulla composizione del Consiglio di Amministrazione di BANCA TERCAS.

Schematizzando, finché il centrosinistra è stato in grado di conservare la maggioranza del Consiglio di Indirizzo della Fondazione, si è automaticamente assicurato il controllo del CdA della BANCA.
Dal 2011 in poi si è aperta invece una nuova fase in cui, cambiando i rapporti di forza all’interno del Consiglio di Indirizzo della Fondazione a causa del passaggio al centrodestra della guida politica della Provincia di Teramo, del Comune di Atri e di quello di Nereto, alla scadenza del mandato del “vecchio” CdA, la sostituzione dei componenti è stata improntata a differenti criteri “partitici” ma pur sempre nell’ottica della continuità spartitoria: oggi ad essere totalmente “nuovo” dell’ambiente Tercas è il solo Alessandro D’Ilario, assicuratore in Roseto degli Abruzzi.
Quanto al resto dei componenti, si tratta di volti già noti: oltre al Presidente, Prof. Mario Nuzzo, ritroviamo nel CdA della FONDAZIONE, promosso al rango di Vice Presidente, l’Avv. Vincenzo De Nardis, già membro del Consiglio di Indirizzo in quota centrodestra per il Comune di Teramo; così come Marino Iommarini e Raffaele Marinucci, entrambi in quota centrodestra in quanto precedentemente designati a far parte del Consiglio di Indirizzo dalle Amministrazioni Comunali di Atri e Nereto.
Ecco spiegato il meccanismo, perfettamente legittimo e previsto in Statuto, che dalla notte dei tempi ha consentito alle diverse fazioni di “scalare” e di mantenere il controllo della FONDAZIONE e, di conseguenza, anche della BANCA TERCAS, determinandone il bello ed il cattivo tempo.

Quanto siamo disposti a tollerare tutto questo? E' accettabile che le FONDAZIONI BANCARIE e, quindi, le loro banche, possano essere scalate e controllate dai partiti?
Come la recente storia economica del nostro Paese insegna (vedi, ad esempio, Monte dei Paschi) esistono responsabilità politiche che investono il sistema dei partiti su scala ben più ampia di quella regionale dove operano “appena” 4 fondazioni bancarie a fronte di altre 84, concentrate soprattutto nelle regioni del Centro-Nord d’Italia: tutti i tentativi di riforma delle Fondazioni Bancarie e del loro rapporto con il sistema creditizio hanno fin qui miseramente fallito e, a parte la stampa di settore, questo punto non compare tra le priorità di intervento delle forze politiche oggi rappresentate in Parlamento.
Né qualcuno chiede cosa ne sia stato, ad esempio, della previsione normativa riguardante l’istituzione di un’Authority sugli enti no-profit, fondazioni bancarie comprese.
Sicché, per l’immediato futuro, non vi sono elementi per essere particolarmente ottimisti.
Nel frattempo la magistratura riempie i buchi lasciati dalla politica.


Enrico Gagliano
Comitato abruzzese difesa beni couni

martedì 9 luglio 2013

Un Convegno sull'Ilva di Taranto

Il caso Ilva è diventato un caso emblematico: una sorta di metafora dei tanti problemi che investono l’ambiente. Per questo il prossimo 16 luglio autorevoli studiosi ed esperti si ritroveranno a Teramo: per discutere del problema con competenza e per confrontarsi su questioni che a partire da Taranto toccano i destini dell’ambiente e della salute. Il titolo del Convegno – “Taranto è in Europa! La sentenza della Corte costituzionale sul decreto “Salva-Ilva” e la politica ambientale dell’Unione europea” – sta a suggerire che il caso Ilva rischia di allontanare l’Italia dall’Europa ed anche che la questione tarantina è una questione sì pugliese, sì nazionale, ma soprattutto europea. I lavori si svolgeranno presso la facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Teramo, a partire dalle ore 9.30 e si articoleranno in due sessioni. Nel corso della mattinata si terrà una Tavola rotonda dedicata alla sentenza della Corte costituzionale sul c.d. decreto “Salva-Ilva”. Vi prenderanno parte quattro studiosi, che si confronteranno sulla sentenza e più in generale sul caso “Ilva”. La sessione sarà presieduta dal Prof. Antonio D’Atena, Ordinario di Diritto costituzionale e Presidente dell’Associazione italiana dei costituzionalisti, al quale saranno affidate anche le conclusioni. La sessione pomeridiana, intitolata “L’ambiente, lo Stato e l’Unione europea: a partire da Taranto”, prevede interventi programmati, che, per il loro carattere tecnico, saranno riservati a docenti universitari o a esperti della materia. Gli interventi avranno ad oggetto argomenti quali: la politica ambientale, la politica industriale, la riduzione dei gas a effetto serra, l’informazione ambientale, l’AIA, la VIS, le emissioni industriali, l’inquinamento atmosferico, ecc. Alla sessione pomeridiana, presieduta dalla Prof.ssa Angela Musumeci, Ordinario di Diritto costituzionale presso l'Università degli Studi di Teramo, parteciperà l’On Aldo Patriciello, membro della Commissione Industria del Parlamento europeo. Il Convegno è organizzato dall’Università degli Studi di Teramo in collaborazione con Europe Direct di Teramo, WWF, Coordinamento Nazionale No Triv e con il contributo di Legambiente, Comitato Abruzzese per la Difesa dei Beni Comuni e Banca dell’Adriatico.